RD 350: le origini PDF Stampa E-mail
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Martedì 01 Dicembre 2009 13:44
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RD 350: le origini
La serie YR
La serie RD
La RD 400
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Le origini dell’RD 350: la ADLER 

Non tutti conoscono la storia della Adler, casa motociclistica ora fallita, ma un tempo famosa per i suoi pregevoli motori a due tempi bicilindrici.
Tutti invece conoscono la Yamaha, la casa giapponese nata per produrre strumenti musicali e che occupa un posto di primo piano nel motociclismo attuale.
Eppure la storia della Yamaha RD 350 nasce, come l'araba fenice, dalle ceneri dell' Adler, per svilupparsi per oltre 30 anni con una serie interminabile di successi. Nel 1954 la ditta che doveva poi chiamarsi "Yamaha" decide di produrre motociclette. Come tutte le case giapponesi, all'epoca non avendo conoscenze approfondite in materia, preferisce copiare una moto europea; qui la scelta cade sulla DKW RT 125, un monocilindrico due tempi da cui deriva la
Yamaha YA 1

 

Il successo é talmente grande che viene subito messa in produzione una versione 250. La scelta della moto ispiratrice cade sulla Adler MB 250, con motore bicilindrico.
Da qui nasce la Yamaha YD 1 con potenza di 14 CV a 6000 Giri, entrata in produzione nel 1957. Invece é con il modello YD2 (l'evoluzione del modello YD 1) che la Yamaha tenta lo sbarco in Europa. Ma solo con il successivo modello YDS 2 del 1963 si avvicina alla qualità europea.

 

 

In America intanto esce e fa successo la Yamaha YDS 1.  

Ora la Yamaha è Pronta ad assaltare il mercato europeo con le due tempi (di più facile progettazione e costruzione), e pensa di provarci nel settore delle 300/350 cc .
E' qui che nasce la YM 1 (aumentando semplicemente la corsa e l'alesaggio del modello YDS 3) per una cilindrata di 305 cc , la quale viene messa in commercio nel 1966.
Dopo vari aggiornamenti, tra cui quello della frizione che viene posta sull' albero del cambio anziché quello motore, nasce la serie YM 2. 

 

 


 

  

LA SERIE YR 


La serie di 350 cc vera e propria nasce nel 1967, e si chiama YR 1, ed ha l'importante caratteristica di avere il carter motore tagliato orizzontalmente. Il motore 64X54 mm. fornisce 36 CV a 7000 g/m, ha l'albero a gomiti con le manovelle imbiellate a 180° ruotante su quattro cuscinetti a sfera. Il tamburo della frizione è montato sulla destra ,ha 7 dischi ,ed è comandato da un'asta interna all'albero primario. Ora le rapportature sono salite a cinque ed i carburatori sono due Mikuni da 28 mm. Il telaio è totalmente derivato dal modello RD 56 da competizione, con alcune variazioni di irrigidimento con fazzoletti di metallo. I freni sono dei tamburi ora maggiorati ed a doppia camma. Nel 1969 esce la serie YR 2, costretta dall'uscita sul mercato di una moto 350 cc a disco rotante della Kawasaki, che a differenza della versione precedente vanta cilindri a cinque luci, nuovi carburatori, e pistoni con finestre sul mantello.
La vita del modello YR 3 dura neanche un anno ed a Marzo del 1970 debutta la YR 5.
La linea della YR 5 è diversa dalle precedenti sorelle, in quanto risulta decisamente più spigolosa ed aggressiva. Il nuovo restyling si compone essenzialmente di una colorazione nero opaco per quanto riguarda il carter, come i cilindri che hanno l'alettatura squadrata ed interrotta per smorzare le risonanze create dalle vibrazioni. Nel carter cambiano i volantini dell'albero motore ora meno pesanti, le finestre sul mantello del cilindro sono state tolte, ed è stata aumentata la lubrificazione dell'albero motore e dei cuscinetti, oltre a piccole modifiche al cambio ed alla frizione. Per il telaio si parla di derivazione diretta dalla serie TR 2 da G.P. con forcelle modello "Ceriani".
 

 

 

 

 

 


 

LA SERIE RD

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando nel 1970 la Kawasaki fece uscire la Mach III 500, moto mostruosamente positiva per il tiro di motore quanto negativa per la stabilità di telaio, la Yamaha dovette correre ai ripari creando l' RD 350 nel lontano 1973.Con questa moto la Yamaha decise di tagliare definitivamente gli avversari, in quanto posseditrice di soluzioni tecniche all'avanguardia. La principale caratteristica, copiata a distanza di tempo dalla DKW ma in anticipo addirittura sulle proprie versioni da G.P., risiedeva nell'ammissione lamellare nel cilindro; in seguito adottata nelle corse prima come prova nel 1973 sulla TZ 500 portata da Jarno Saarinen e poi definitivamente nel 1974 sulle TZ 750.
Con l'ammissione lamellare aumentano a sette le luci sul cilindro e viene montata un nuova testata ,nuovi cilindri, mentre i carburatori rimangono da 28mm.
Per quanto riguarda la ciclistica, possiamo dire che è praticamente identica alla YR 5, tranne per il fatto che al freno anteriore ora viene montato un freno a disco singolo con pinza flottante.
La moto spopola e quindi viene deciso di far uscire una nuova versione denominata RD 350 B, con l'unica differenza del cambio a sei marce.

  

                                                      

 

  


 

La RD 400

 

 

Nel 1976 l' RD 400 sostituisce l' RD 350. L'esistenza di questo modello si svolge nell'arco di quattro anni con i modelli C - D - E - F. L'aumento di cilindrata è dato dalla maggiorazione della corsa che passa da 54 mm a 62 mm, mentre l'alesaggio rimane a 64mm. Il rapporto di compressione è di 6.2 : 1, ed oltre alla frizione maggiorata, vengono cambiati il carter, l'albero motore e le bielle. Il telaio rimane quasi lo stesso, in quanto cambia solamente l'interasse che per il modello europeo è di 1325mm., l' avancorsa di 106mm., e l'inclinazione del canotto di sterzo di 27° e 30'.
Il motore è spostato in avanti di 2 cm ed è montato su dei silent block. Per quanto riguarda l'impianto frenante viene potenziato montando un freno a disco sulla ruota posteriore. Le ruote ora sono in fusione di alluminio, ma solo per estetica in quanto pesano più dell'originale con la montatura a raggi.
Nel 1978, viene montata l'accensione elettronica che in principio darà qualche problema, vengono abbassate le luci di scarico e quindi aumentato il rapporto di compressione.

 

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Gennaio 2010 13:26