MaxRD500: Deadman walking - Adidas giallo fluo PDF Stampa E-mail
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MaxRD500: Deadman walking
Agosto 1985
Adidas giallo fluo
La sfida
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14 Luglio 2004

ADIDAS gialle fluo a bande nere

È successo l’altra sera dopo la cenetta romana: vedere i presenti errediisti ammirare, toccare e parlare intorno alla regina
rosso nera presente mi ha fatto ripensare ad alcuni fatti di parecchi anni fa.


Era il mese di maggio 1985, la scuola stava finendo e il caldo già imperversava padrone nella città;
quel giorno con me c’erano Walter e Adriano su una Fantic Strada 125 e il sottoscritto su una xl125:
insieme eravamo andati da Cisalfa a S.Giovanni per acquistare uno dei miti del momento:
le Adidas tutte gialle fluo con le tre bande nere…un paio per me e due paia per loro.

All’uscita del negozio, mentre parlottavamo e già piangevamo sulle lirette lasciate nel negozio, frutto di alcuni volantinaggi
massacranti, c’era lei…una bellissima 350 faro tondo e cruscotto a banana con relativo padrone e pischella al seguito
mentre mangiavano un gelato.

Noi restammo incantati davanti a quella visione e non riuscimmo a trattenerci dalle consuete domande di rito:
“…ma sai quanti volantini dovremmo consegnà per comprarci ‘sto mito”
“…certo che è proprio bella…e poi il rumore è favoloso…”
“…m’hanno detto che de seconda te cappotti se nun stai in campana cor gass…ma è vero???”
…quattro chiacchiere e il ragazzo con la ragazza presero il volo verso via Taranto in una nuvola di fumo e in un ruggito indimenticabile.

Arrivò Agosto: io con gli altri amici piantammo delle tende sulla spiaggia di Torvajanica e lì c’era un bar ( e ancora c’è )
con un bello spiazzo davanti dove la sera c’erano motorini, i 125 “veri”, le moto e le bonazze più o meno “appetibili”;
durante il giorno si stava a chiacchierare mezzi rinc.oglioniti dalla calura, la sera si provava a cuccare offrendo gelati e giretti in moto
e nel dopo cena inoltrato si andava in spiaggia a vedere se gli “investimenti” davano i frutti sperati…però c’era chi non si dedicava
soltanto a queste attività con assiduo fervore e a volte la notte, tra uno sfottò e un altro nascevano le sfide in monoruota sulla litoranea.


Ricordo “mandrione” con SXT125 con i capelli lunghi e l’orecchino a piuma indiana, i gemelli con Laverda LZ125che erano
veramente identici e spesso provavano a scambiarsi la donna, il “fettina” così chiamato perché figlio di macellaio,
“toro seduto” con honda NSR125, “ biondo” che fini l’estate con 25 punti di sutura sul viso per aver finito la sua corsa in monoruota
sotto una macchina posteggiata, Roberto con Ala Rossa 350 e così via…
Il “marinese” era un ragazzo fortunato che poteva andare in giro con una favolosa RD350 finchè, lungo uno stradone,
ci lasciò le chiappe (nel vero senso della parola) dopo aver preso un tombino mentre stava in monoruota con dietro Michelone…
circa 120kg di simpatia al quale fumarono i jeans mentre strusciava a mò di budda per 20 metri circa di asfalto rovente
accompagnando il tutto da un bestemmione irripetibile…;
la voce arrivò subito al bar, noi di corsa raggiungemmo il posto del misfatto e potemmo constatare con sollievo il fatto che i due,
a parte le natiche escoriate, non avevano nulla.

Io tirai su la RD dall’asfalto; tra rumori di vetrini rotti e plastiche che cadevano a terra con un impeto d’ira e di tristezza dissi al marinese:

“a Marinè, ma guarda che c...o hai fatto a ‘sta moto…t’ammazzerei!!!”
“max…tu che sei bravo con il cacciavite…non è che che te la prenderesti e me dai na sistemata alla meglio?”
“e che te sistemo, qui tocca compra un po’ de colla, le lampadine di ricambio per le frecce, cè da addrizza lo…”
“ vabbè max, famme sta cortesia che io non so bono a fa niente cor cacciavite”
“ mortaci tua…nun ce potevi pensà prima no prima de fa sto macello”
“ max, me la devi sistemà che dopodomani sera ciò la sfida con quello s.....o di Stefano “er riccetto” con la XT550…”
“porca puttana è vero…vabbè Marinè…mo vedo che posso fa”

Già… la sfida col riccetto, uno di quelli del gruppo dei più grandi che sapeva tutto lui di moto, di motori e donne ma invece non
capiva un bullone da una vite…già all’ epoca poi c’erano le diatribe tra 4T e 2T , dettate più da mode che da aspetti tecnici
ma vuoi la pazzia giovanile vuoi che era impossibile tirarsi indietro, senza rischiare di perdere la faccia, da queste sfide lanciate
davanti a donne e amici che alla fine ci si vedeva lì, davanti alla gelateria siciliana verso le 23, si accendevano i motori
e si dava il via alla pazzia…mi ricordo ancora le sciabolate di luce dei fari puntati verso i lampioni che indicavano anche da lontano c
hi era sceso e chi no, le parolacce dei condomini vicini e i lampeggianti con sirene della pula in avvicinamento.

Il giorno dopo.

“Robbè, io ho fatto del mio meglio…mo vedi tu che poi fa”
Gli sistemai svariate cosette, ma la cosa che lo mandò in sollucchero era il fatto che si accendevano nuovamente le luci…
“a max, ma come hai fatto…ieri non si accendeva manco na lampadina”
“e già, le lampadine dello stoppone erano in corto e t’hanno bruciato i fusibili ma io li ho cambiati entrambi”
“ m’hai pure rimediato i vetro dello stoppone nuovo!”
“quello è omaggio di uno spacciatore di ricambi il quale me doveva un favore…ma insomma la provi o no?”
“max, tienila tu per oggi…provala e fammi sapere”
“…!!!…la tengo io???…ma tu sei matto…cioè lo faccio volentieri ma…”
“tienila tu, tanto sicuramente la sai portare e poi lo so che ne sei innamorato…se era la mia donna ti avrei già schiaffeggiato
per come la guardi e la tocchi ogni volta che la vedi”

“EVVAI”…salii sopra, scalciata e subito rimasi ipnotizzato da quel sordo e cupo borbottio
parto dal bar…prima, seconda, scalata e svolta a destra: davanti a me c’era il cosiddetto “vialone”…che faccio ce provo?
…la tentazione era incontenibile e allora via…la belva, complice un avvallamento venne subito su…butto subito dentro la
seconda senza frizione e togliendo il gas…come riapro la vipera rimette su il naso…da pauraaaaa.

Mi “allenai” tutto il giorno e alla fine riuscivo a tirare la seconda in monoruota ma non avevo il coraggio di buttare la terza
…azzo sembrava di volare.

La sera andai al bar tutto felice con la belva…

“Max, m’hanno detto che te sei divertito” e mi fece l’occhietto.
“a Marinè, ma come fai a camminare su due ruote con questa bestia…è troppo na ficata…aho domani sera fattè valè
con il riccetto me raccomando”

“non credo che ci sarò, ho troppa paura dopo er chioppo dell’artro ieri”
“ ma che sei scemo Marinè…quello te pija per il c..o per tutta l’estate”
“pazienza max…anzi tienila ancora te la moto che io per adesso non me la sento di salirci”
“ a Marinè….per me te stai a sbaja…cmq se vedemo stasera alla siciliana (il bar)”


Arrivò la sera …arrivai al bar, la misi sul cavalletto… non feci in tempo a scendere che da dietro quel ***** de Stefano er riccetto,
pariolino di 22 anni di età che se credeva stoca con tutti m’appoggia l’anteriore del xt550 sulla ruota dell’RD con un urto lieve
ma parecchio maleducato e provocatorio.


“a biondo, ando’sta er marinese?…com'è che ce l’hai te la moto sua?”
“ me l'ha prestata”
“ma viene domani sera si?…né che se caca addosso e marca malattia…no perché dopo che dice che la RD de qua e de là non
se fa vede vordì che è proprio un cazzaro”

“ a s.....o, guarda che sta moto je stacca li raggi alle rote de quer cavarcone che ciai sotto ar c..o!!!”


…porca trota…avevo abboccato.