MaxRD500: Deadman walking PDF Stampa E-mail
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MaxRD500: Deadman walking
Agosto 1985
Adidas giallo fluo
La sfida
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Dead Man Walking, cosi era soprannominata la sua RD500.....

Spiegare chi fosse Max non e' semplice, non l'ho mai conosciuto di persona, ma solo attraverso i suoi racconti.
Ma mi e' entrato dentro lo stesso, fose perche' riusciva attaverso le sue parole, ad esprimere le emozioni che si provano guidando un RD500.
Voglio quindi presentarVelo attraverso le parole (emozionate dalla perdita enorme...) dei suoi amici e da alcuni dei suoi racconti.

Leggeteli quando fuori dalla finestra piove, quando c'e la nebbia fitta..........e se riuscira a strapparvi un sorriso, Max sara' contento!

(Max ci ha lasciato il 23 febbraio del 2005 per colpa di una brutta malattia, lasciando dietro di se una scia di polvere di stelle e una nuvola di fumo blu)


Il tempo è prezioso: non sprecatelo per il domani e per il ieri ma godetevelo ORA senza permettervi di sprecarlo
per noia,
arrabbiature, scoramenti............

Io adesso sono di nuovo sulla litoranea e sto scaldando il V4 della mia 500 "dead man walking" per una gara:

ancora non so con chi la dovrò fare ma sono fiducioso di farcela.

Un fortissimo abbraccio a tutti (MaxRD500 Deadmanwalking).

Cos'è l' amicizia...?
spesso ci penso, mi soffermo a pensare questa persona è un amico...quest' altra forse no...
Cosa definisce un amico da una persona qualsiasi...
A parte tutta una serie di luoghi comuni sull' amicizia alla fine penso che più di ogni altra cosa è una sensazione che hai dentro,
un' affinità che senti nel tuo intimo, quasi per certi versi simile a quello che provi quando sei innamorato...
Anzi a volte è anche superiore, sì perché l' amore ha bisogno di mille conferme, di prove, di essere alimentato...
Nella mia vita gli amici veri potevo anche non sentirli o vederli per anni, però sapevi che c'erano, erano sempre lì....
Alzavi il telefono e non ti sentivi dire: "Ahò, ammazza quanto tempo è che non te fai sentì"
Loro ti dicevano "Ciao Ale, come stai ?"
E oggi quanto vorrei sentire al telefono "A bello come stai....", sentirlo da te Amico mio, che lo dicevi a me, tu nella tua situazione...
e io che anche se stavo male, non potevo dirtelo, per rispetto a come stavi tu...
Lo dicevi a me anche pochi giorni fa, e così ogni volta che ti chiamavo, e mi facevi stringere il cuore...
Pensavo proprio ieri a delle cose che volevo raccontarti, cose di me, e che ora rimarranno in me....
quante volte diamo per scontato il futuro....e trascuriamo l' oggi...
Diamo per scontate talmente tante cose Amico mio che non ho neanche una foto insieme a te....
Però ho quelle poche parole, sì poche parole, perché i nostri caratteri non avevano bisogno di tante chiacchiere,
perché tu sapevi guardarmi dentro.....gli sguardi, i sorrisi, i momenti insieme i momenti lontani, quello che mi hai detto pochi giorni fà,
forse sapendo, nel tuo io, quello che sarebbe successo...
Potrei raccontare mille cose....mi scorrono davanti gli occhi tante immagini.....di 16enni a Torvajanica a impennare sulla litoranea....
a 30 anni con i figli....a te in letto di ospedale....
Non posso dire le cose che mi hai detto.....anzi non voglio.... perchè sono egoista, le voglio per me, solo per me....
In passato ho perso persone alle quali non ho fatto in tempo a dire che gli volevo bene e ad abbracciarle, almeno, questo errore....
con te....non l' ho fatto....
Cos'è l' amicizia....? Forse è non sentirsi mai dire....."no"
Ciao Dead man walking.
AlexElfo

Grazie a MAXDEMON per l'aiuto e l'autorizzazione a publicare questi contenuti.

Li trovate in originale anche qui: http://www.staccata.net/


 

Agosto 1985:
ero in un bar al mare con degli amici in un sonnacchioso pomeriggio estivo, le moto posteggiate e le chiacchiere
che giravano al minimo finchè.................
Un suono indescrivibile appare all' orizzonte nella veste di una moto in avvicinamento.
Come molle schizziamo giù dal muretto:" ma che diavolo di moto è che fà 'sto suono così unico?".
Il bolide posteggia proprio di fronte a noi, eravamo allibiti nel vedere le quattro bocche da fuoco che parlavano
di furia pura...ebbene, davanti a noi c'era la leggenda di quei tempi: la RD500LC; se non si era capaci di domarla
l'annientamento era assicurato; solo il tempo di un caffè, di nuovo l'urlo e via!
Con l'anteriore che prendeva la via del cielo.
E' stato amore a prima vista, di quello vero, ma quando si hanno 18 anni le grandi passioni non sono quasi mai
assecondate da un portafoglio disponibile ad esaudirle.

Luglio 1995:
stesso bar; mentre parlavo con mia moglie un suono lontano, nello spazio e nel tempo, si riaffacciava nei miei
timpani e nella mia mente... Avete mai provato il deja vù?
Ebbene esiste; così la rividi e stavolta decisi di non farmela scappare nuovamente nel circuito dei ricordi!

Inizia la ricerca, ma non potete capire cosa sono 10 anni di vita per una RD500: ridotte ad ibridi di dubbia natura,
malandate all'inverosimile e con un libretto che sembra un registro dell'anagrafe per quanti proprietari
ci sono trascritti; per non parlare dei meccanici che non fanno altro che dire:" fuma come una raffineria,
grippa sempre e poi...ci si è ammazzata un sacco di gente con quella moto lì".
Avevo ormai quasi rinunciato finché un giorno leggo un inserzione su Porta Portese (giornale di compravendite,
molto diffuso a Roma), quindi telefonata di rito e appuntamento...

Marzo 1997:
palaghiaccio di Marino
ore 8.30 del mattino, nebbia su tutti i fronti: meteorologico e mentale, quest'ultima dovuta ai mille dubbi
che mi assillavano;
ore 9.00, ormai pensavo ad una buca quando...si...l'urlo...SI...E'LEI!.
La nebbia sparì, era di nuovo di fronte a me, finalmente bella e possibile.


Vivere con lei è stata, ed è tuttora, un esperienze indimenticabile:
di tutti i problemi e le leggende che la accompagnano, nemmeno l'ombra!
Personalmente la considero una moto stupenda sotto tutti i punti di vista: il suo V4 a due tempi è una bomba
sempre pronta ad esplodere, ma sa anche girare in città, senza manifestare alcun problema e senza divorare
benzina ed olio ( circa 15Km/l ed 1 litro di olio per 1000Km); ha una linea che tuttora ritengo molto attuale,
con quel codone panciuto che ospita le due espansioni superiori;
il telaio e i freni non sono il massimo, soprattutto a confronto dei prodotti odierni, ma è quanto basta per divertirsi,
senza esagerare, in tutta sicurezza; con il monoposto ha una grinta invidiabile, ma la sua sella comoda invoglia
volentieri mia moglie a qualche gita fuori porta insieme ( perdonatemelo, ma di certo non posso dire lo stesso
delle recenti race replica! ).
L'unico vero neo è l'efficienza del faro anteriore: appena sufficiente.
L'emozione di girare con questa moto, invece, esiste già nella fase di avviamento:
scalciata sulla pedivella, un suono allo scarico unico e inimitabile, che subito richiama nella memoria i circuiti e gli eroi dei GP;
le persone che ti affiancano, ti fanno accostare e ti raccontano che stai cavalcando il loro stesso sogno, e la luce che hanno
negli occhi è la stessa che avevo io tanti anni fa e che ancora riesco ad avere ogni volta che vado a farci un giro;
inoltre, quando vado al lago e in tutti quei posti dove gruppi di motociclisti si radunano per consumare la passione,
non manca mai il proprietario dell'ultima R1 che si avvicina, tra un misto di stupore ed incredulità, facendo i complimenti per
la nobile cavalcatura e il suo splendore originario.

Febbraio 2001:

box di casa mia; i vetri colano rugiada a ricordarmi che fuori fa un freddo cane ma...non importa;
tolgo il telo che la copre, gli parlo e la carezzo
mentre si compie il rituale della vestizione invernale, allora lei mi dice:
" andiamo via, solo io e te"...
Chiave nell'avviamento girata, spia del folle e dell'olio accesa, l' YPVS ronza a dirmi che si sta preparando;
aria tirata, scalciata sulla pedivella e di nuovo quel suono, pronto a diventare un urlo, a raccontarmi che io e lei possiamo
tornare in quel bar per vivere quelle emozioni che non abbiamo potuto scambiarci prima.
Questa é la mia vita con la erredì: coronamento di un sogno, volato via e riafferrato al volo, prima che fosse troppo tardi;
se anche tu che stai leggendo hai avuto ed hai la mia stessa passione, sbrigati ad esaudirla, perché i sogni,
i 18 anni e quei (2) tempi non tornano più.


...Tra poco potrò rivivere queste cose, scritte un bel pò di tempo fa.
Le ho messe qui perchè stasera ho cominciato a riassaporare la passione, quella passione profonda e incomparabile che
accomuna i sudditi della Regina e che li fa ritrovare una sera in un box per rimontare il suo V4.
Un grazie di cuore a Jetpilot e al suo amico ex Rdista che mi hanno aiutato fino a qualche minuto fa
e mi hanno tenuto compagnia...veramente...GRAZI
E!

MaxRD500 e la sua Regina

 


14 Luglio 2004

ADIDAS gialle fluo a bande nere

È successo l’altra sera dopo la cenetta romana: vedere i presenti errediisti ammirare, toccare e parlare intorno alla regina
rosso nera presente mi ha fatto ripensare ad alcuni fatti di parecchi anni fa.


Era il mese di maggio 1985, la scuola stava finendo e il caldo già imperversava padrone nella città;
quel giorno con me c’erano Walter e Adriano su una Fantic Strada 125 e il sottoscritto su una xl125:
insieme eravamo andati da Cisalfa a S.Giovanni per acquistare uno dei miti del momento:
le Adidas tutte gialle fluo con le tre bande nere…un paio per me e due paia per loro.

All’uscita del negozio, mentre parlottavamo e già piangevamo sulle lirette lasciate nel negozio, frutto di alcuni volantinaggi
massacranti, c’era lei…una bellissima 350 faro tondo e cruscotto a banana con relativo padrone e pischella al seguito
mentre mangiavano un gelato.

Noi restammo incantati davanti a quella visione e non riuscimmo a trattenerci dalle consuete domande di rito:
“…ma sai quanti volantini dovremmo consegnà per comprarci ‘sto mito”
“…certo che è proprio bella…e poi il rumore è favoloso…”
“…m’hanno detto che de seconda te cappotti se nun stai in campana cor gass…ma è vero???”
…quattro chiacchiere e il ragazzo con la ragazza presero il volo verso via Taranto in una nuvola di fumo e in un ruggito indimenticabile.

Arrivò Agosto: io con gli altri amici piantammo delle tende sulla spiaggia di Torvajanica e lì c’era un bar ( e ancora c’è )
con un bello spiazzo davanti dove la sera c’erano motorini, i 125 “veri”, le moto e le bonazze più o meno “appetibili”;
durante il giorno si stava a chiacchierare mezzi rinc.oglioniti dalla calura, la sera si provava a cuccare offrendo gelati e giretti in moto
e nel dopo cena inoltrato si andava in spiaggia a vedere se gli “investimenti” davano i frutti sperati…però c’era chi non si dedicava
soltanto a queste attività con assiduo fervore e a volte la notte, tra uno sfottò e un altro nascevano le sfide in monoruota sulla litoranea.


Ricordo “mandrione” con SXT125 con i capelli lunghi e l’orecchino a piuma indiana, i gemelli con Laverda LZ125che erano
veramente identici e spesso provavano a scambiarsi la donna, il “fettina” così chiamato perché figlio di macellaio,
“toro seduto” con honda NSR125, “ biondo” che fini l’estate con 25 punti di sutura sul viso per aver finito la sua corsa in monoruota
sotto una macchina posteggiata, Roberto con Ala Rossa 350 e così via…
Il “marinese” era un ragazzo fortunato che poteva andare in giro con una favolosa RD350 finchè, lungo uno stradone,
ci lasciò le chiappe (nel vero senso della parola) dopo aver preso un tombino mentre stava in monoruota con dietro Michelone…
circa 120kg di simpatia al quale fumarono i jeans mentre strusciava a mò di budda per 20 metri circa di asfalto rovente
accompagnando il tutto da un bestemmione irripetibile…;
la voce arrivò subito al bar, noi di corsa raggiungemmo il posto del misfatto e potemmo constatare con sollievo il fatto che i due,
a parte le natiche escoriate, non avevano nulla.

Io tirai su la RD dall’asfalto; tra rumori di vetrini rotti e plastiche che cadevano a terra con un impeto d’ira e di tristezza dissi al marinese:

“a Marinè, ma guarda che c...o hai fatto a ‘sta moto…t’ammazzerei!!!”
“max…tu che sei bravo con il cacciavite…non è che che te la prenderesti e me dai na sistemata alla meglio?”
“e che te sistemo, qui tocca compra un po’ de colla, le lampadine di ricambio per le frecce, cè da addrizza lo…”
“ vabbè max, famme sta cortesia che io non so bono a fa niente cor cacciavite”
“ mortaci tua…nun ce potevi pensà prima no prima de fa sto macello”
“ max, me la devi sistemà che dopodomani sera ciò la sfida con quello s.....o di Stefano “er riccetto” con la XT550…”
“porca puttana è vero…vabbè Marinè…mo vedo che posso fa”

Già… la sfida col riccetto, uno di quelli del gruppo dei più grandi che sapeva tutto lui di moto, di motori e donne ma invece non
capiva un bullone da una vite…già all’ epoca poi c’erano le diatribe tra 4T e 2T , dettate più da mode che da aspetti tecnici
ma vuoi la pazzia giovanile vuoi che era impossibile tirarsi indietro, senza rischiare di perdere la faccia, da queste sfide lanciate
davanti a donne e amici che alla fine ci si vedeva lì, davanti alla gelateria siciliana verso le 23, si accendevano i motori
e si dava il via alla pazzia…mi ricordo ancora le sciabolate di luce dei fari puntati verso i lampioni che indicavano anche da lontano c
hi era sceso e chi no, le parolacce dei condomini vicini e i lampeggianti con sirene della pula in avvicinamento.

Il giorno dopo.

“Robbè, io ho fatto del mio meglio…mo vedi tu che poi fa”
Gli sistemai svariate cosette, ma la cosa che lo mandò in sollucchero era il fatto che si accendevano nuovamente le luci…
“a max, ma come hai fatto…ieri non si accendeva manco na lampadina”
“e già, le lampadine dello stoppone erano in corto e t’hanno bruciato i fusibili ma io li ho cambiati entrambi”
“ m’hai pure rimediato i vetro dello stoppone nuovo!”
“quello è omaggio di uno spacciatore di ricambi il quale me doveva un favore…ma insomma la provi o no?”
“max, tienila tu per oggi…provala e fammi sapere”
“…!!!…la tengo io???…ma tu sei matto…cioè lo faccio volentieri ma…”
“tienila tu, tanto sicuramente la sai portare e poi lo so che ne sei innamorato…se era la mia donna ti avrei già schiaffeggiato
per come la guardi e la tocchi ogni volta che la vedi”

“EVVAI”…salii sopra, scalciata e subito rimasi ipnotizzato da quel sordo e cupo borbottio
parto dal bar…prima, seconda, scalata e svolta a destra: davanti a me c’era il cosiddetto “vialone”…che faccio ce provo?
…la tentazione era incontenibile e allora via…la belva, complice un avvallamento venne subito su…butto subito dentro la
seconda senza frizione e togliendo il gas…come riapro la vipera rimette su il naso…da pauraaaaa.

Mi “allenai” tutto il giorno e alla fine riuscivo a tirare la seconda in monoruota ma non avevo il coraggio di buttare la terza
…azzo sembrava di volare.

La sera andai al bar tutto felice con la belva…

“Max, m’hanno detto che te sei divertito” e mi fece l’occhietto.
“a Marinè, ma come fai a camminare su due ruote con questa bestia…è troppo na ficata…aho domani sera fattè valè
con il riccetto me raccomando”

“non credo che ci sarò, ho troppa paura dopo er chioppo dell’artro ieri”
“ ma che sei scemo Marinè…quello te pija per il c..o per tutta l’estate”
“pazienza max…anzi tienila ancora te la moto che io per adesso non me la sento di salirci”
“ a Marinè….per me te stai a sbaja…cmq se vedemo stasera alla siciliana (il bar)”


Arrivò la sera …arrivai al bar, la misi sul cavalletto… non feci in tempo a scendere che da dietro quel ***** de Stefano er riccetto,
pariolino di 22 anni di età che se credeva stoca con tutti m’appoggia l’anteriore del xt550 sulla ruota dell’RD con un urto lieve
ma parecchio maleducato e provocatorio.


“a biondo, ando’sta er marinese?…com'è che ce l’hai te la moto sua?”
“ me l'ha prestata”
“ma viene domani sera si?…né che se caca addosso e marca malattia…no perché dopo che dice che la RD de qua e de là non
se fa vede vordì che è proprio un cazzaro”

“ a s.....o, guarda che sta moto je stacca li raggi alle rote de quer cavarcone che ciai sotto ar c..o!!!”


…porca trota…avevo abboccato.


 


“ a regà, avete sentito er biondo?…che me stai a sfidà?”
“ aho ma chi c..zzo te credi da esse…sei un pariolino co li sordi e basta…te de moto un ce capisci un c..zzo”
“ se vedemo alle undici domani sera biondo, stasera ve l’arroltolo quella moto!”


Silenzio…lo strunz mise in moto e se ne andò…gli altri mi guardarono…Fabbione mi si avvicinò e me fece:


“ e mo so c..zzi tua”
“guarda che la moto non è mia…è der marinese…”


Giggi me fece ad alta voce:


“ ennamo!!!…a regà c’è n’artro morto che cammina…SIORI E SIORI AMMIRATE QUESTO RARO ESEMPLARE DI UOMO MORTO
CHE CAMMINA…"


Pacca sulla spalla:


“…e visto che ce sai annà domani sera la lezione a quer buffone gliela darai tu”
“a Marinè ma che sei scemo? Questi so affari vostri!!!”
“si ma la sfida mo je l’hai lanciata te”
“ma io ce so andato du giorni con la belva…pinno de prima seconda e basta…dopo ciò paura”
“ma l’hai visto er riccetto?…quando tu hai finito la seconda quello ha già messo la sesta e sta lì lì in bilico…ma siccome nun ce

capisce na mazza manco lo sa che tu co du marce stai già avanti de un chilometro…daje max faje vedè che sa fa sta RD”


La giornata dopo passò all’insegna dell’allenamento finchè…
ore 23…lo strunz del riccetto se presenta con i suoi amici grandi nelle macchine.


“aho, allora volemo fa sta garetta oppure no?…né che ciai ripensato eh biondo?”
“no…piuttosto metti in moto sta padella e facce vede”


Erano circa le undici e mezza di sera…ci allineammo sulla litoranea al primo momento di buco di traffico….arrivò il marinese e all’orecchio:


”faje vede max che cosa sa fare una RD”


Un fazzoletto sventolante diede il via mentre tutti i presenti si erano allineati lungo il muretto del bar

…chissà se quella sera c’era pure l’Elfo…
Tlack…tradandadadtrandaaaaaaaaaa…mentre la vipera aveva iniziato la lunga corsa verso la zona rossa del contagiri

il riccetto già era su una ruota…”c...o ma quanto ce metti a entra in coppia”:

quegli istanti dai 3000 ai 6000 non passavano mai mentre il pistone da 10cm di diametro della XT già pompava allegramente…

ma ad un certo punto cominciai a vedere che mi stavo avvicinando ad una velocità incredibile al fanalino di coda della XT

quando iniziò la fase di decollo…
E’ un momento indescrivibile che solo chi ha guidato questa moto può capire…la senti partire sorniona…borbottante…gutturale…

quasi imprecisa come fosse un pelo affogata ma poi…senti la spinta…quella spinta che ti prende da sotto le palle e ti comincia

a sollevare come una mano invisibile e le braccia che ti si strappano quasi…allora la senti imperiosa che inizia ad urlare

la sua potenza devastante mentre il decollo è ormai iniziato, il manubrio ormai alleggerito che va docilmente come vuoi

e inizia così la danza del gas, con il piede destro pronto sul freno e il sinistro pronto sul cambio…

le stelle della notte d’agosto facevano da sfondo in quel momento dove l’unico suono erano le due espansioni

e l’unica cosa che avevo in testa era quella catarsi che si realizza tra te e la macchina che hai in mezzo alle gambe mentre

ti sta scaricando in corpo litri di adrenalina;

9000 si pela il gas e si butta la seconda…VIA!!!…

con la coda dell’occhio vidi il riccetto che guardava dal mio lato mentre stava in monoruota…

la danza del gas continuava ma quando si stava per avvicinare il momento della terza cominciai ad aver paura…

tornai con i sensi sulla terra e la velocità era già tale che cominciava a coprire il suono delle espansioni

(la guida senza casco…che meraviglia sentire quel vento che ti ulula la velocità e ti avverte quanto stai andando…

altro che i caschi ultra moderni che non senti un cavolo manco a 200kmh)…ma lo feci:

pelata di gas e terza marcia, riapro e via!!!

…docilmente il muso rimase su per aria con il cruscotto a banana allineato di fronte ai miei occhi…
Sarei voluto rimanere così per sempre: sentivo in quel momento di aver toccato un apice di goduria infinita

…18anni, niente pensieri un solo problema: far vedere a quel coyote del riccetto che la sua moto era una padella

e che la RD era una moto per pochi, selettiva, estremamente affascinante e pericolosa…

ti prende la mente i polsi ti sussurra di dargli del gas, tu glielo dai ma poi ti urla di continuare a darglielo

e li ti frega…”cazz sto andando troppo forte”…richiudo docilmente il gas… planata e atterraggio.
Faccio inversione e torno allo spiazzo trotterellando allegramente e felice come una pasqua…

arrivo allo spiazzo, giù il cavalletto e sgassatona coatta finale;


“A bello!!!…allora hai visto che ficata!!!”
“ ce poi giurà a Marinè, la bara è veramente na ficata!”


Mi avvicino alla moto del riccetto, mi inchino e comincio a toccare i raggi delle ruote…


“mmmmh a Stefanì…sti raggi so tutti lenti…domani va dar meccanico sennò alla prossima te ritrovi cor c..o per terra”
“ se vabbè…oggi mica ero tanto in forma…e comunque so mejo le enduro che sti giocattolini pe li pischelli”
“buuuuuuuu”
”ma dde che aho”
“ a riccè…ma vaffanc*** và”
“ a ripiate!!!”
“ vieni max, prendiamo ci una birra” mi fece il marinese
“SIORE E SIORI…ECCO A VOI L’UOMO MORTO CHE CAMMINA…RARISSIMO”
“ A GIGI MA VEDI DANNA’ A FARE IN C*** VA!” gli feci…


…”dead man walking…se un giorno avrò una RD la chiamerò così” pensai dentro di me.
Uscìì con la birra; quella sera avevo le mitiche Adidas gialle fluo…

ma mentre parlavo con i presenti e commentavamo la moto dissi al Marinese:
“eh sì…è veramente una bestia!”…così dicendo andai ad appoggiare le adidas sull’uscita del silenziatore sbagliando però traiettoria.
“ma porca put***a…me so sporcato le scarpe d’olio…e mo quanno va più via sta macchia d’unto!!!” e giù tutti a ridere come scemi!
Il Marinese mi rispose:“fa niente max, ti ricorderai di questa RD e di questa bella nottata quindi non le pulire no!?”
Quelle Adidas naturalmente finirono cestinate senza volerlo, ovvero mia madre le buttò senza sapere che quella macchia per me

era un gran ricordo; l’altra sera però alla cena romana ne avevo un altro paio…esattamente il modello x-country celeste e gialo fluo:

me le guardavo mentre vedevo duetemparo e alexelfo che guardavano la regina…

e mentre nicoyzf diceva “ senti pure sto motore come gira”

mentre pelava il gas la mente corse indietro nel tempo…a quella sera, al marinese, al riccetto, agli amici,ad una RD350 che

a modo suo mi segnò per sempre, ad una regina che poi vidi a quel bar a torvaianica e decisi che prima o poi sarebbe dovuta diventare mia

…così poggiai istintivamente il piede sul silenziatore ma…stavolta feci attenzione: le Adidas questa volta si sono salvate.
Saluti generali e via nella notte: guardai la scritta "dead man walking" sul cupolino e ripensai a tutto…

certo sono cambiate le persone, i modi, i linguaggi, le motivazioni…ma la passione è sempre lì e porta il nome più semplice del mondo: RD

Per il Marinese…lui purtroppo non si è salvato da quell’adolescenza, ma sono convinto che lui e la sua RD stanno impennando

in altri spazi e in altri tempi.